L'Olanda s'è desta

In un paese dove giornalisti, scrittori, artisti e politici sono piegati dalla paura della ritorsione islamista, i laburisti rivendicano “il criticismo della religione”. Che non è lo sbeffeggiamento del sacro, ma il libero e pubblico discorso sull’islam liberato dal correttismo ideologico di chi finge di non aver visto sbucare dal proprio seno la bestia del fanatismo islamico
6 AGO 20
Ultimo aggiornamento: 06:05
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Il miglior commento è dell’ex eurocommissario Frits Bolkestein, il primo a denunciare l’illusione multiculturale di fronte alle comunità islamiche in Europa. “Un coraggioso passo in avanti verso una nuova normalità”. Così Bolkestein definisce il documento sulla tolleranza e l’integrazione dei laburisti olandesi, commentato ieri sull’Herald Tribune da John Vinocur. In Olanda l’economia non era mai cresciuta tanto quanto negli ultimi vent’anni del Novecento, il settantaquattro per cento della popolazione aveva il posto fisso, il welfare era un idolo, il libertinismo e la seconda generazione di immigrati islamici stavano facendo passi da gigante. Ogni tappa dell’agenda era stata rispettata.
Poi lo shock della lama sulla gola di Theo van Gogh, la dissidente somala Ayaan Hirsi Ali costretta all’esilio e il sopraggiungere di un esercito di olandesi nati e cresciuti a pane e Ibn Taymiyyah, quello di “L’obbligo di uccidere coloro che insultano il Profeta”. Il documento laburista riflette questo disastro e denuncia “l’esistenza di società parallele dentro la nostra società”. Spiega che “il processo di integrazione è stato interrotto da uno sproporzionato numero di non nativi coinvolti nella criminalità, da uomini che si rifiutano di stringere la mano alle donne, dai burqa e dai corsi separati per le donne sulla cittadinanza”.
In un paese dove giornalisti, scrittori, artisti e politici sono piegati dalla paura della ritorsione islamista, i laburisti rivendicano “il criticismo della religione”. Che non è lo sbeffeggiamento del sacro, ma il libero e pubblico discorso sull’islam liberato dal correttismo ideologico di chi finge di non aver visto sbucare dal proprio seno la bestia del fanatismo islamico. E’ la presa di coscienza che se l’Olanda non cambia rotta, e i primi a doverlo fare sono gli ex compagni di partito di Hirsi Ali, Amsterdam e l’Aia diventeranno i bastioni del “regno dei dhimmi tollerati”, per dirla con un filosofo olandese. Sulla statua di Pim Fortuyn c’è scritto “loquendi libertatem custodiamus”. Era ora che anche i padrini della tolleranza obbligatoria ne prendessero coscienza.